Accumulo fotovoltaico batterie
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Inverter e accumulo: l’ora della scelta

inverter fotovoltaici

Autoconsumo da fotovoltaico. Oltre alle batterie è necessario anche scegliere la soluzione tecnica circa l’ inverter. In caso d’aggiunta di un sistema d’accumulo un impianto esistente la questione non si pone visto che l’ inverter c’è già e la soluzione migliore è quella di sfruttarlo, ma in questo caso si tratta di fare delle scelte. Se il proprio inverter possiede un’uscita per il controllo delle batterie allora è necessario verificare che sia possibile “regolarlo” in base alle batterie scelte e all’utilizzo che se ne vuole fare. Molti inverter, infatti, sono già predisposti per l’accumulo, o possono divenirlo grazie a moduli aggiuntivi realizzati dal produttore stesso. Quelle al piombo, che hanno un costo inferiore del 40% rispetto a quelle al litio, infatti, non devono essere scaricate oltre il 50%, pena un accorciamento notevole del loro ciclo di vita, mentre le seconde possono essere scaricate fino all’80%. Il collegamento, in questo caso prende il nome di sistema in rete lato produzione che funziona in questa maniera:

  1. durante l’insolazione l’elettricità viene usata per i carichi attivi del momento;
  2. se si verifica un eccesso di produzione rispetto ai carichi questa elettricità viene usata per caricare le batterie;
  3. a batterie cariche l’ inverter cede l’elettricità alla rete, poiché vi è connesso.

Si tratta di una logica che deve essere rispettata se si vuole utilizzare il sistema d’accumulo con profitto, usando al meglio ogni singolo elettrone. La cosa ideale è riuscire a temporizzare i consumi che non hanno esigenze temporali precise, come la lavatrice, la lavastoviglie, lo scaldacqua (possibilmente a pompa di calore), oppure convertire consumi importanti in elettrico, come per esempio il piano cottura da gas a induzione, che quando viene utilizzato per il pranzo può utilizzare direttamente l’elettricità prodotta direttamente dai pannelli fotovoltaici. Altro motivo per il quale è sempre meglio adottare al massimo il sistema del punto numero 1 è che in questa maniera si stressano meno le batterie allungandone il ciclo di vita.

Se il proprio inverter non possiede un’interfaccia per le batterie è necessario adottare una configurazione in rete post produzione. In pratica si deve aggiungere un secondo inverter che deve essere montato dopo il contatore di produzione e che preleva la corrente alternata per caricare le batterie e la cede all’abitazione durante il consumo. Si tratta della scelta quasi obbligata per gli impianti un poco datati, come quelli incentivati nei vari conti energia. Ed è una soluzione da scegliere con molta attenzione visto che si solito si tratta di sistemi terzi, rispetto ai produttori inverter , ragione per la quale l’installazione deve essere fatta da un tecnico specializzato e fidato. La logica di funzionamento è la stessa del sistema precedente, visto che si tratta di un sistema collegato alla rete che prevede l’immissione dell’elettricità in eccesso in rete.

La terza opzione è quella del sistema che utilizza impianti a isola, ossia che non cede mai elettricità alla rete, ma al massimo ne preleva quando il sistema d’accumulo ha esaurito la sua scorta. La logica di funzionamento è quella precedente tranne il punto 3. Nel caso le batterie siano cariche e non ci siano carichi importanti, infatti, la produzione viene “dosata” in base alle esigenze minime del momento. Gli impianti sono, in questo caso, assemblati con degli appositi inverter per questa configurazione ai quali bisogna aggiungere l’elettronica ausiliaria di controllo.

E se volessimo partire da zero? Abbiamo due soluzioni. La prima di assemblare un sistema come quello in rete post produzione – se vogliamo cedere energia alle rete – oppure a isola. In alternativa possiamo scegliere un inverter dotato d’accumulo, ossia le batterie, integrate. I vantaggi della seconda opzione sono l’integrazione, la facilità d’installazione e di lavoro e la garanzia che a questo punto è unica per inverter e batterie, cosa che semplifica non poco le cose in caso di guasto. La prima opzione invece necessita di un tecnico fidato per l’installazione, ma consente una configurazione migliore, un risparmio maggiore dal punto di vista della spesa iniziale, e se ben configurato, un utilizzo più accurato, che si traduce in un maggior risparmio sulla bolletta elettrica residua.

Sergio Ferraris
Sono nato a Vercelli, vivo e lavoro a Roma e faccio ilgiornalista scientifico occupandomi principalmente d’ambiente, energia, scienza e tematiche sociali correlate. Sono direttore della rivista edita da Legambiente e Kyoto Club, QualEnergia, dedicata al mondo dell’energia, che ha come direttore scientifico Gianni Silvestrini. Sono stato premiato come “Reporter per la Terra 2015” da Earth Day Italia e dal Ministero dell’Ambiente.

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